Compravendita di immobili in condominio.

Vi è mai capitato di voler acquistare/vendere un immobile? Se detto immobile è in un condominio, prima dell’acquisto o della vendita, onde evitare spiacevoli conseguenze, occorre prestare attenzione, tra le altre cose, alle delibere assembleari: infatti nel caso di vendita di una casa sita in condominio, nel quale siano stati deliberati lavori di straordinaria manutenzione, ristrutturazione o innovazioni sulle parti comuni, qualora il compratore e il venditore non si siano diversamente accordati in ordine alla ripartizione delle spese, i relativi costi devono essere posti a carico si colui che era proprietario dell’immobile al momento della delibera assembleare che abbia disposto l’esecuzione dei detti interventi.

La delibera giuridicamente rilevante al fine di individuare il soggetto tenuto a sopportare gli oneri di un intervento straordinario, tuttavia, è solo quella con la quale tali interventi siano effettivamente approvati in via definitiva, con la previsione della commissione del relativo appalto e la individuazione dell’inerente piano di riparto dei corrispondenti oneri, non assumendo rilievo l’adozione di una precedente delibera assembleare meramente preparatoria o interlocutoria, che non sia propriamente impegnativa per il condominio e che non assuma, perciò, carattere vincolante e definitivo per l’approvazione dei predetti interventi.

Tale delibera ha valore costitutivo della relativa obbligazione, sicché ove le spese in questione siano state deliberate antecedentemente alla stipulazione del contratto di vendita, ne risponde il venditore, a nulla rilevando che le opere siano state, in tutto o in parte, seguite successivamente, e l’acquirente ha diritto di rivalersi, nei confronti del medesimo, di quanto pagato al condominio per tali spese, in forza del principio di solidarietà passiva di cui all’art. 63 disp. att. c.c. (nella specie la delibera in tal senso rilevante è stata adottata successivamente alla stipula del contratto di compravendita).

Tribunale Milano, sez. lav., 12/01/2016, n. 27

Vaccini e nesso di causalità.

Buon mercoledì! Vi chiediamo uno sforzo di concentrazione perché quest’oggi vi segnaliamo una pronuncia interessantissima in tema di #vaccini e di #nessodicausalità. In questi ultimi tempi, da più parti, arrivano voci allarmanti sulla presunta pericolosità dei vaccini e del loro contenuto in #metalli pesanti. Ebbene in questa sentenza si spiega come in assenza di una legge di copertura che abbia fondamento scientifico (ovvero: non esistono a tutt’oggi spiegazioni mediche comunemente accettate circa le genesi dei tumori del sistema linfatico), occorre fare riferimento al criterio del <<più probabile che non>> sia sotto il profilo strettamente scientifico, sia sotto quello statistico. Fatta questa premessa, e tenuto conto che in corso di causa, gli stessi consulenti tecnici (d’ufficio e di parte) concludono per l’impossibilità in base alle leggi scientifiche universali di ricondurre l’evento malattia-morte alla presenza di eccipienti nei vaccini, La Corte d’appello di #Bologna ha #RIGETTATO la richiesta di risarcimento del danno intentata dagli eredi di un soldato deceduto a causa di un #tumore del sistema linfatico insorto (secondo gli attori) a seguito della somministrazione di alcune dosi vaccinali (in totale 801,5 mg di vaccini,4 compreso quello per l’antitetanica). La corte rileva che se anche l’intero prodotto fosse stato composto da soli metalli pesanti, o altre sostanze cancerogene come la formaldeide, il soldato avrebbe assunto un quantitativo di sostanze nocive assolutamente inferiore a quelle che statisticamente vengono assunte mediante il consumo di cibo e di medicinali di uso comune o di sostante di altro genere (ad esempio il fumo di sigaretta e il defunto fumava) o le polveri sottili presenti nell’ambiente). Secondo la Corte è dunque STATISTICAMENTE PROVATO che gli additivi contenuti nei vaccini non fossero in quantità superiore rispetto a quelli assimilati in altro modo (assunzione di cibo o fumo di sigaretta) e dunque è più probabile che la reazione anomala del sistema immunitario sia derivato dalla maggior quantità di sostanze nocive assunte altrove, ossia in sede diversa rispetto a quella della vaccinazione militare.
 
Qui potete leggere il testo della sentenza per intero.