Compravendita di immobili in condominio.

Vi è mai capitato di voler acquistare/vendere un immobile? Se detto immobile è in un condominio, prima dell’acquisto o della vendita, onde evitare spiacevoli conseguenze, occorre prestare attenzione, tra le altre cose, alle delibere assembleari: infatti nel caso di vendita di una casa sita in condominio, nel quale siano stati deliberati lavori di straordinaria manutenzione, ristrutturazione o innovazioni sulle parti comuni, qualora il compratore e il venditore non si siano diversamente accordati in ordine alla ripartizione delle spese, i relativi costi devono essere posti a carico si colui che era proprietario dell’immobile al momento della delibera assembleare che abbia disposto l’esecuzione dei detti interventi.

La delibera giuridicamente rilevante al fine di individuare il soggetto tenuto a sopportare gli oneri di un intervento straordinario, tuttavia, è solo quella con la quale tali interventi siano effettivamente approvati in via definitiva, con la previsione della commissione del relativo appalto e la individuazione dell’inerente piano di riparto dei corrispondenti oneri, non assumendo rilievo l’adozione di una precedente delibera assembleare meramente preparatoria o interlocutoria, che non sia propriamente impegnativa per il condominio e che non assuma, perciò, carattere vincolante e definitivo per l’approvazione dei predetti interventi.

Tale delibera ha valore costitutivo della relativa obbligazione, sicché ove le spese in questione siano state deliberate antecedentemente alla stipulazione del contratto di vendita, ne risponde il venditore, a nulla rilevando che le opere siano state, in tutto o in parte, seguite successivamente, e l’acquirente ha diritto di rivalersi, nei confronti del medesimo, di quanto pagato al condominio per tali spese, in forza del principio di solidarietà passiva di cui all’art. 63 disp. att. c.c. (nella specie la delibera in tal senso rilevante è stata adottata successivamente alla stipula del contratto di compravendita).

Tribunale Milano, sez. lav., 12/01/2016, n. 27

Scuola, autolesione del minore e responsabilità dell’insegnante.

Vi segnaliamo un provvedimento interessante in tema di #SCUOLA#AUTOLESIONE DEL #MINORE E RESPONSABILITA’ DELL’INSEGNANTE.

CORTE DI CASSAZIONE – SEZ. VI – 3 – ORDINANZA 22 maggio 2017, n.12842.

In tema di #responsabilitàcivile dei #maestri e dei #precettori, per superare la presunzione di #responsabilità a loro carico di cui all’art. 2048 cod. civ., è necessaria la dimostrazione di aver esercitato la #vigilanza sugli #alunni nella misura dovuta e del carattere imprevedibile e repentino dell’azione dannosa.
Il caso riguarda un bambino che si era accucciato accanto ad un palo della luce posto ai margini del cortile della scuola, e che alzandosi repentinamente e girandosi di scatto, ha urtando la fronte. La collocazione e la conformazione del palo sono stati considerati del tutto normali in rapporto all’utilizzazione del cortile, il palo era pienamente visibile e non era stato dedotto alcun difetto di vigilanza da parte dell’ #insegnante, sicché il comportamento del tutto #imprevedibile del #bambino integra gli estremi del #casofortuito.

CORTE DI CASSAZIONE – SEZ. VI – 3 – ORDINANZA 22 maggio 2017, n.12842 – Pres. Amendola – est. Cirillo

Ragioni della decisione

Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 115 cod. proc. civ.; con il secondo, in riferimento all’art. 360, primo comma, n. 3), cod. proc. civ., violazione e falsa applicazione dell’art. 1218 del codice civile.

Osserva il ricorrente che la Corte d’appello avrebbe errato nel ritenere sussistente, nella specie, il caso fortuito e non avrebbe fatto corretta applicazione dei principi giurisprudenziali secondo cui l’Istituto scolastico ed il Ministero avrebbero potuto liberarsi della loro responsabilità solo dimostrando di aver adottato tutte le cautele necessarie ad evitare il fatto dannoso; nella specie, la pericolosità del palo era stata riconosciuta per iscritto anche dal Dirigente scolastico.

I due motivi, da trattare congiuntamente siccome tra loro strettamente connessi, non sono fondati.

La Corte d’appello, con un accertamento di fatto non sindacabile in questa sede, ha ricostruito le modalità dell’incidente ed ha affermato che il piccolo N. si era ‘accucciato accanto ad un palo della luce posto ai margini del cortile, alzandosi repentinamente e girandosi di scatto’, e in tal modo urtando la fronte. La sentenza ha poi accertato che la collocazione e la conformazione del palo dovevano considerarsi del tutto normali in rapporto all’utilizzazione del cortile, che il palo era pienamente visibile e che non era stato dedotto alcun difetto di vigilanza da parte dell’insegnante, sicché il comportamento del tutto imprevedibile del bambino integrava gli estremi del caso fortuito.

L’accertamento di merito, quindi, ha consentito di escludere un difetto di vigilanza da parte dell’insegnante e di riconoscere l’assoluta repentinità ed imprevedibilità del comportamento del bambino, verificatosi in un contesto privo di pericolosità.

Si tratta, come ben si vede, di una ricostruzione che ha tenuto conto dei principi della giurisprudenza di questa Corte e ne ha fatto corretta applicazione. In particolare, proprio la sentenza 13 novembre 2015, n. 23202, citata in ricorso, ha ribadito che in tema di responsabilità civile dei maestri e dei precettori, per superare la presunzione di responsabilità a loro carico di cui all’art. 2048 cod. civ., è necessaria la dimostrazione di aver esercitato la vigilanza sugli alunni nella misura dovuta e del carattere imprevedibile e repentino dell’azione dannosa; il che è quanto la Corte di merito ha verificato nel caso concreto.

I due motivi di ricorso, in realtà, dietro la formulazione delle censure di violazione di legge, si risolvono nell’evidente tentativo di sollecitare questa Corte ad un nuovo e non consentito esame del merito; tanto più che la Corte d’appello ha anche considerato e valutato la lettera redatta sull’accaduto dalla Dirigente scolastica. Il ricorso, pertanto, è rigettato.

A tale esito segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione in favore di ciascuno dei controricorrenti, liquidate ai sensi del d.m. 10 marzo 2014, n. 55.

Sussistono inoltre le condizioni di cui all’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate per ciascuno dei controricorrenti in complessivi Euro 2.300, di cui Euro 200 per spese, oltre spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi dell’art. 13, comma 1-quater, del d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, dà atto della sussistenza delle condizioni per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Fonte: http://www.neldiritto.it/appgiurisprudenza.asp…